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I NOSTRI COMUNI
IL BRIGANTAGGIO
Durante le guerre per l' unità d' Italia, la popolazione mignanese dovette affrontare gravi problemi quali la miseria, la carestia, l' occupazione e la sopravvivenza. Molte persone per "portare avanti" la famiglia, non potendo in alcun modo provvedere, o chiedevano l' elemosina o rubavano con la minaccia delle armi. Fu proprio in questo periodo che si affermò il brigantaggio, fenomeno che in breve tempo si allargò e coinvolse anche il nostro paese, in quanto i briganti della zona, dopo le loro scorrerie criminose, attraverso il passo montano di Mignano, cercavano rifugio nello Stato Pontificio, dove il governo Italiano non esercitava alcun potere.
La popolazione di Mignano viveva nel terrore di continue rappresaglie e taceva per salvare la vita.
Le bande di briganti, "le masse", erano guidate dai "capomassa" che avevano nel paese persone fidate "i manutengoli" (spie), che informavano i briganti dei movimenti della popolazione e delle forze dell' ordine. In "Terra di Lavoro", operavano sette bande che si spostavano in continuazione e quelle più temute erano guidate da Domenico Fuoco con 80 uomini, Alessandro Pace con 29 uomini, Giacomo Cicone con 23 uomini, Francesco Guerra con 34 uomini.
Francesco Guerra, nativo di Mignano, costituì la sua banda nel 1862, fu perseguitato dalla Guardia Nazionale e si
diede alla macchia. Pace e Cicone erano mignanesi, nati nella frazione di Caspoli. Quest' ultimi, avevano militato nell' esercito borbonico e a causa delle loro scorrerie furono più volte perseguitati dalla legge, riuscendo però sempre a fuggire ed a ricostituire la banda.
Nel 1868 fu nominato comandante generale dei Carabinieri, il marchese Emilio Pallavicini e da quel momento le cose cominciarono a cambiare. Il Pallavicini stabilì il suo quartiere generale proprio nel castello di Mignano e prendendosi tutte le responsabilità, fece costituire la banda, arrestare amici e parenti dei briganti e li minacciò di morte se non avessero collaborato con la giustizia. Inoltre infiltrò alcuni suoi uomini nelle bande e promise compensi a chiunque avesse contribuito alla cattura dei briganti.
Dopo qualche mese, si presentò al Pallavicini un certo G. De Cesare di Caspoli mettendolo a conoscenza che in località "Fontana Ceca", era riunita tutta la banda di Guerra con la brigantessa Michelina De Cesare. Immediatamente il casolare fu circondato e quasi tutti i briganti furono uccisi o catturati. Il manutengolo Benedetto Di Palma fu arrestato. Un anno dopo fu arrestata anche la banda di Pace con alcuni gregari. Rimase così solo Fuoco, con pochi uomini di cui non si seppe più nulla. Si venne a conoscenza più tardi, che Domenico Fuoco era stato assassinato insieme a due suoi gregari. Nell' agosto del 1869, nell' aula della Corte d' Appello di Napoli, iniziò il processo contro 75 briganti di cui 10 erano mignanesi.
Con la conclusione del processo, si chiuse la triste storia del brigantaggio ed il nostro paese finì di subire angherie di ogni genere da questi loschi personaggi.